Lore

Camelot Unchained è ambientato dopo la perforazione del Veil, che subì questo attacco da qualcosa che Mark Jacobs ancora non ha rivelato, ma ha detto che avremmo trovato le risposte a questo quesito nei capitoli riguardanti i Depths.
Il Veil è un’entità senziente, viva, che ha reagito a questo attacco causando delle tempeste enormi sul mondo. Oltre a tuoni, lampi e cataclismi naturali, la sua vendetta esplose in potente energia magica che causò delle mutazioni a molti dei popoli che abitavano la terra di superficie e non.
Gli esseri viventi vennero cambiati sia fisicamente che mentalmente, chi più chi meno. Alcune mutazioni furono orribili, infatti alcuni vennero mutati in vampiri, lupi mannari, scherzi grotteschi di natura. Ci fu letteralmente un’invasione di mostruosità nel mondo.
L’umanità sopravvissuta alla devastazione cercò per anni di sopravvivere in piccoli e sparuti gruppi, finché non arrivarono gli “Emissaries”, entità abitanti dell’altra parte del velo che subirono anch’essi gli effetti della perforazione, ma in maniera assai più lieve; non appena si accorsero di ciò che stava accadendo al mondo esterno si riunirono e arrivarono il più velocemente possibile per cercare di arginare la furia del Veil, stabilizzando il più possibile la situazione attraverso dei potenti oggetti magici, chiamati “Stabilizers”.
Perché aiutarono l’umanità? Perché il Veil era ormai impazzito e incontrollabile, ma soprattutto doveva essere riportato nella propria dimensione a tutti i costi, altrimenti anche il mondo al di la del Veil avrebbe subito la medesima sorte. Gli Emissaries sapevano però che l’umanità non avrebbe potuto contare su di loro in eterno, perché una volta stabilizzata la situazione sarebbero dovuti tornare nella loro dimensione, quindi idearono il “Test”.
Questo test era composto da una prova, un classico nella mitologia medievale. Essi forgiarono tre spade del potere, ognuna delle quali rappresentava uno dei tre Emissaries, infilarono queste spade in una forgia magica e attesero. Solo i più meritevoli tra i sopravvissuti le avrebbero potute estrarre, e tramite il test sarebbero divenuti i comandanti dei nuovi popoli della terra.
Dopo innumerevoli tentativi senza successo, proprio appena prima dello scadere del tempo, venne il momento di tre fratelli, che insieme riuscirono ad estrarre tutte e tre le spade e con quelle avrebbero dovuto affrontare delle prove, contro il nemico più terrificante che conoscessero: il Veil stesso.
Una volta portate a termine le prove, tornarono nel loro mondo e raccolsero i sopravvissuti, che liberamente scelsero di seguire uno piuttosto che l’altro, per ricostruire dei nuovi reami da abitare.

Non si accorsero che la magia delle spade li stava lentamente mutando nel tempo, non esteriormente, piuttosto in quello che sarebbero voluti diventare o essere. Il primo fratello era stato sempre affascinato dalle storie dei Re e dei cavalieri, crebbe in lui così tanto questo desiderio che divenne davvero il Sovrano del proprio popolo, divenne King Arthur. Al secondo fratello, invece, erano sempre piaciute le vicende vichinghe con tutta la mitologia nordica a seguito; egli divenne il potente Sigurd the Dragonslayer. Il terzo aveva un legame particolare con la natura e tutto ciò che vive in essa; divenne quindi Signore di tutto ciò con cui era in sintonia, (qui Mark non specifica nel video il nome, ma si suppone che il terzo fratello divenne Nuada Airgetlàm). I tre fratelli iniziarono così a riformare il mondo, tutti insieme, ma col passare del tempo, iniziarono le prime discordanze. Come fu logico aspettarsi, ognuno di loro voleva il bene del proprio popolo e del mondo, ma con strategie e armi differenti rispetto agli altri, così anche i rispettivi seguaci seguirono queste visioni. I Vikings vedevano la rinascita sotto l’aspetto della conquista: volevano tornare nella vecchia terra e liberalra uccidendo qualsiasi nemico si muovesse e muovere guerra contro tutti quelli che avessero mai osato porre resistenza. I Tuatha De Danann, a loro modo, volevano la stessa cosa dei Vikings, seppur tramite l’utilizzo della magia e nel rispetto della natura, senza avvalersi di tecnologie estreme. Gli Arthurians, ovviamente, cercavano una rinascita più regimentata e strategica, tramite la costruzione di una società basata su regole ben definite e tecnologia al servizio dell’umanità. Fu così che iniziarono a combattersi l’un l’altro, ma c’è un particolare a questo punto della storia, che è bene specificare: nessuno dei tre poteva morire.

Ma c’è di più, nessuno nel mondo di Camelot Unchained può morire (in realtà Mark Jacobs dice che non è proprio così vero, ma dice che c’è bisogno di un grande “sforzo” per riuscirci).

Gli Emissaries lasciarono questo dono di immortalità ai popoli del mondo, proprio per aiutarli a ripopolarsi più in fretta. Ma le differenze tra i pensieri dei fratelli iniziarono a farsi sentire, anno dopo anno. Con la pressione dei propri popoli che cresceva, il desiderio di liberazione e l’enorme potere delle spade, inevitabilmente si arrivò ad una guerra. C’è da specificare che nessuno dei tre fratelli è malvagio; ognuno di loro crede fortemente che la sua visione di liberazione e riconquista del mondo devastato sia quella corretta e giusta da perseguire, per questo motivo la guerrà durò per molto tempo, permettendo ai tre popoli di raccogliere nel continente alcuni artefatti lasciati dagli Emissaries e di far propri alcuni Stabilizers sparsi per i campi di battaglia. Questo conflitto, alla lunga, delimitò le aree di appartenenza dei tre Reami, che alla fine cercarono di dare un’identità al proprio popolo.

Cessarono i conflitti e i tre fratelli decisero che era giunto il momento di ricostruire le capitali ormai perdute nel tempo. Arthur e gli Arthurians si erano stabilizzati a Sud del continente, una fortuna perché questa parte del continente era rimasta ancora verdeggiante e prospera. Il Re trovò un luogo collinare e decise che lì sarebbe sorta New Camelot. Grazie al potere della spada innalzò delle impenetrabili catene montuose a protezione della nuova capitale, così alte e massicce che avrebbero protetto la popolazione perfino dai venti letali del Veil. Sigmund e i Vikings avevano invece conquistato la parte nord del mondo; quali nomadi conquistatori decisero di saplare con delle navi in cerca di nuovi mondi da colonizzare, ma il loro viaggio venne interrotto da un enorme drago, che Sigmund riuscì a sconfiggere. Vista la scarsa fortuna con la flotta via oceano, tornò al nord e, grazie all’anima del drago ucciso e al potere della spada, alzò anch’egli delle possenti catene montuose a protezione della futura capitale dei Vikings (New Jordheim?). Nuada e i Tuatha De Danann si stanziarono a est, tra le irte foreste del continente. Decisero allora di innalzare una catena di enormi alberi che proteggessero la loro nuova capitale dai nemici esterni (New Tir Na Nog?). Passarono decadi, gli Stabilizers andarono perduti o persero il loro potere nel mondo esterno, la devastazione del Veil tornò, ma le popolazioni erano rinate e prosperavano nelle loro città-fortezze. Il desiderio di riconquista del mondo, però, era sempre più forte, in tutti e tre i Reami, stava crescendo come una malattia nelle menti dei Sovrani e, di conseguenza, nei loro popoli. Decisero allora di iniziare ad esplorare nuove terre, per evitare il conflitto diretto tra di loro, ma tutto ciò che trovarono all’esterno dei propri regni fu devastazione, terre desolate e non adatte alla vita, creature orribili da combattere. Niente di ciò che era rimasto, oltre ai propri regni, poteva essere riconquistato. Loro malgrado, infine, decisero che, per il bene dei propri popoli e degli altri, era giunto il momento di incrociare le spade di nuovo. Ognuno dei tre Reami aveva necessità di espandersi, di creare nuove strutture, di recuperare risorse, di fermare la devastazione. Ognuno dei tre sovrani ha le proprie motivazioni, ma le differenze che si sono venute a creare fino ad ora sono ormai insormontabili e gli scontri sono inevitabili.